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Castagno dei Cento Cavalli, Jean-Pierre Houël ca. 1777.

Il Castagno dei Cento Cavalli e le sue leggende

13 Maggio 20235 minute read

Tra le tante attrazioni nascoste della Sicilia, una menzione particolare spetta al Castagno dei Cento Cavalli. Posizionato nel territorio del Comune di Sant’Alfio, nel bosco di Carpineto, non molto distante dal castello che porta lo stesso nome, si fa notare immediatamente per le sue imponenti misure. Mette infatti in mostra 22 metri di diametro e altrettanti di altezza, anche se a conferirgli importanza è soprattutto il suo tronco cavo, uno dei più grandi e noti al mondo. Una imponenza che ha fatto da fonte di ispirazione per leggende, estremamente affascinanti di ogni tipo. Andiamo quindi a conoscerne qualcuna.

A cosa è dovuto il suo nome?

Perché Castagno dei Cento Cavalli? Anche in questo caso è la leggenda ad esserne la base. Protagonista della quale è però una figura storica, quella della regina napoletana Giovanna I d’Angiò (che regnò tra il 1343 al 1381), impegnata secondo la narrazione in una battuta di caccia nei boschi disseminati alle falde dell’Etna, insieme ad una folta compagnia. Composta, appunto, da non meno di cento tra cavalieri e dame al seguito. Una storia che trae la sua validità dal fatto che, secondo le notizie dell’epoca, al tempo la presenza di cervi, daini e cinghiali all’interno del parco non rappresentava di certo una rarità.

La carovana, però, venne sorpresa da un violento temporale, tale da necessitare il reperimento di un riparo, in considerazione della lontananza dal luogo di partenza. Il quale fu reperito proprio all’interno del tronco cavo del castagno di Sant’Alfio. Talmente vasto da riuscire in definitiva ad offrire un luogo asciutto a tutti i componenti del gruppo, i quali poterono attendere in assoluta tranquillità la fine della bufera.

Castagno dei Cento Cavalli, l'albero più antico d'Europa
Castagno dei Cento Cavalli, l’albero più antico d’Europa

A smentire la leggenda, hanno però concorso vari studi storici, dai quali risulta che Giovanna I d’Angiò non si recò mai sull’isola. Il risultato, però, non si è concretizzato nella sua cancellazione, bensì in una rivisitazione dell’intera storia. A seguito della quale la guida della carovana venne attribuita ad un’altra nobildonna, ovvero di volta in volta a Giovanna d’Aragona oppure all’imperatrice Isabella d’Inghilterra (la terza moglie di Federico II).

Come però spesso accade in questi casi, la rivisitazione della storia si è trasformata in una vera e propria saga boccaccesca, attribuendo alla fanciulla che ne è protagonista una notte d’amore senza freni, con molti dei cavalieri al seguito. Resta da capire quante altre storie di questo genere saranno poi state elaborate dalla fervida fantasia popolare, ma questa è sicuramente un’altra storia.

Dalla leggenda alla storia

Se quella che abbiamo raccontato è una leggenda, occorre però sottolineare che sul Castagno dei Cento Cavalli esistono veri e propri documenti storici in cui si parla diffusamente della sua plurisecolare maestosità.

I primi di essi risalgono al XVI secolo, con accenni appunto alla sua imponenza, mentre nel 1636 è Pietro Carrera a descriverlo con dovizia di particolari all’interno del suo libro “Il Mongibello”. In cui, curiosamente, tornano ad echeggiare parti della leggenda, tendendo però a sgonfiarla in termini di proporzioni. In questo caso, infatti, il Castagno dei Cento Cavalli viene ritenuto capace di ospitarne “soltanto” una trentina. Una capacità che, comunque, basta e avanza per decantarne la grandezza.

L’incendio del 1923

Purtroppo, in questa storia, occorre ricordare anche una pagina non proprio luminosa, risalente al 1923. Proprio all’inizio del Ventennio fascista, infatti, il tronco principale rimase vittima di un incendio, forse doloso. Secondo le voci risalenti all’epoca, ad appiccarlo sarebbero stati alcuni cittadini di Giarre, spinti a farlo dalla concessione dell’autonomia amministrativa ottenuta da parte del Comune di Sant’Alfio. Un’autonomia che andava a ledere il territorio giarrese, sottraendone una considerevole parte e proprio per questo vista con evidente fastidio.

Castagno dei Cento Cavalli
Castagno dei Cento Cavalli

Il Castagno dei Cento Cavalli, oggi

Attualmente il castagno è considerato una vera e propria attrazione turistica. Grazie all’apporto fornito da tre fusti, raggiunge una circonferenza complessiva tale da aggirarsi intorno ai 50 metri. Dimensioni che hanno dato vita ad una discussione incentrata sull’effettiva unicità del tronco, che, peraltro, può essere paragonata ad un altro castagno, anch’esso secolare, posizionato nelle vicinanze. Anch’esso è caratterizzato da dimensioni inusuali, tanto da essere indicato come “la nave” o “rusbigghiasonnu” (risveglia sonno). Il secondo nome, in particolare, sarebbe dovuto alla presenza di un gran numero di uccelli. Proprio essi, cinguettando senza soluzione di continuità, davano in pratica il buongiorno ai carrettieri che transitavano nei loro pressi. Evitando in tal modo che potessero andare a sbattere contro le fronde poste in basso, a causa del sonno. In questo caso, quindi, una storia che travalica in leggenda. O no?

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