Storie dalla Sicilia

La Difesa Siciliana negli Scacchi

La Regina degli Scacchi

Gli scacchi vantano una lunghissima storia, piena di pagine affascinanti. A partire dalla celebre sfida del 1972 tra Boris Spassky e Bobby Fischer per il titolo mondiale, disputata a Reykjavík, la quale fu interpretata dall’opinione pubblica mondiale come una variante ludica della Guerra Fredda imperante all’epoca.

Tra le tante pagine di questo gioco, ce n’è però una che riguarda proprio la Sicilia. A renderne possibile la scoperta è stata di recente una fiction televisiva di grande successo in onda su Netflix, La Regina degli scacchi (The Queen’s Gambit). Nella quale la giovane protagonista, Beth Harmon, all’interno delle variegate strategie di gioco utilizzate per affermarsi alla stregua di una maestra del gioco e realizzare il suo riscatto sulle tante vicissitudini di cui è stata protagonista, utilizza la cosiddetta apertura della Difesa Siciliana. Di cosa si tratta, esattamente?

Cos’è la Difesa Siciliana?

Per difesa siciliana si intende la particolare apertura del gioco degli scacchi che effettuò la sua comparsa nel corso del XVI secolo in Italia. Una strategia caratterizzata dalle mosse e4 e c5 e che viene iscritta nella categoria delle aperture di gioco semiaperto. Da allora ha assunto una rilevanza sempre maggiore, sino a diventare una delle più diffuse in assoluto.

Secondo gli esperti del gioco, la portata della sua diffusione può essere paragonata a quella che salutò la partita spagnola nei primi decenni del Novecento. Al momento rappresenta la risposta più giocata contro 1. e4 a livello magistrale ed è oggetto di una estensione teorica straordinaria, tale da contare decine di migliaia di varianti.

La Difesa Siciliana nella storia

Repetición de amores y arte de ajedrez.

Repetición de amores y arte de ajedrez.

Della difesa siciliana si hanno le prime tracce già all’interno del trattato di Luis Ramírez de Lucena (Repetición de amores y arte de ajedrez, con CL juegos de partido), oltre che nel manoscritto di Gottinga, in Polerio, e in Gioacchino Greco. E, ancora, la successione delle mosse che l’hanno resa famosa è riportata nel trattato di Pietro Carrera “Il gioco degli scacchi”, risalente al 1617. Per fortuna dell’autore, la relativa gioventù della strategia non aveva ancora portato alla stesura dell’incredibile numero di varianti odierna, di modo che ad essa fu possibile accennare in appena due pagine.

Alla stregua di un fiume carsico, anche per la mancata rivendicazione da parte del sacerdote siciliano, la difesa si inabissò, scorrendo nel sottosuolo. Per poi ricomparire all’improvviso due secoli più tardi, ad opera di Jänisch e Staunton, i quali si espressero in maniera estremamente favorevole su di essa.

A collegarla alla Sicilia, fu però all’inizio dell’Ottocento il celebre scacchista britannico Jacob Sarratt. Il quale trasse spunto da quel raro e prezioso manoscritto italiano per affermare che la successione di mosse 1.e4 c5 era stata definita in periodo più antico “il gioco siciliano”. Da quel momento la denominazione Difesa Siciliana divenne praticamente ufficiale.

Il vero e proprio sigillo arrivò però intorno al 1870, quando un altro celebre scacchista, il tedesco Louis Paulsen, contribuì con le sue idee a sviluppare un sistema considerato perfettamente valido ancora oggi. Tanto da essere citato nella serie di Netflix.

Perché Difesa Siciliana?

Don Pietro Carrera (1573-1647), scacchista, scrittore e sacerdote siciliano

Don Pietro Carrera (1573-1647), scacchista, scrittore e sacerdote siciliano

Se finora abbiamo ricordato brevemente la genesi e lo sviluppo della Difesa Siciliana, resta ancora da capire perché essa fu denominata in tal modo. Il motivo è in fondo molto semplice: don Pietro Carrera ne è considerato il vero e proprio ideatore.

Originario di Militello in Val di Catania, il religioso fu anche un appassionato giocatore di scacchi e allo sviluppo della difesa in questione si dedicò con grande attenzione, sino ad includerla nel suo trattato. Tanto che Sarratt, nella sua riscoperta, non ebbe alcuna difficoltà ad attribuirgliela, ribattezzandola per l’appunto Difesa Siciliana.

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