Arte e Cultura in Sicilia

È siciliano il documento cartaceo più antico d’Europa

Mandato di Adelasia

L’Archivio di Stato di Palermo ospita il documento cartaceo più antico d’Europa, risalente al 1109. La lettera bilingue, scritta in greco e arabo da Adelasia degli Aleramici, contessa di Sicilia, vanta questo particolare primato per il semplice motivo che all’epoca la carta veniva considerata un sottoprodotto rispetto alla più preziosa pergamena, venendo di conseguenza utilizzata per tutti gli scritti non etichettabili alla stregua di documento solenne.

Il Mandato di Adelasia

La lettera, uno dei tanti misconosciuti tesori del patrimonio culturale tricolore, è in pratica un mandato bilingue, come era d’uso al tempo, e fu scritta dalla contessa Adelasia il 25 marzo 1109. Redatta con l’utilizzo di inchiostro nero, reca i segni di un sigillo in ceralacca rossa e rappresenta una importante testimonianza dei forti legami esistenti all’epoca tra la Sicilia e il mondo arabo. Proprio dal secondo, del resto, proveniva l’uso della carta.

La sua presenza all’interno dell’Archivio di Stato palermitano è dovuto al trasferimento avvenuto nel 1877, conseguente alla soppressione di tutti i monasteri di Messina decisa per legge, con una tappa anche all’interno dell’Ospedale Grande di Palermo. Un atto che cancellò in pratica i monasteri di San Filippo di Fragalà, Santa Maria della Maddalena di Valle Giosafat e Santa Maria di Malfinò. Adelasia, in particolare, era particolarmente legata, come del resto il coniuge Ruggero, alla prima, posizionata sui monti Nebrodi, un antico cenobio basiliano dedicato a San Filippo d’Agira semidistrutto dagli arabi. Un legame da cui derivò la scrittura del mandato in questione.

L’intervento per la ricostruzione dell’abbazia di San Filippo di Fragalà

La distruzione parziale dell’abbazia di San Filippo di Fragalà, infatti dette lo spunto all’abate Gregorio, nel 1090, per chiedere alla coppia un intervento teso alla sua ricostruzione. Fu proprio Adelasia ad attivarsi, in particolare decidendo di scrivere una lettera indirizzata ai Vicecomiti, Gaiti ed ad altri ufficiali delle terre di Castrogiovanni, l’attuale Enna, raccomandando loro “[?] di non molestare ma anzi di porre sotto la loro protezione i monaci del Monastero di San Filippo di Demenna, sito nella valle di San Marco”.

Come già ricordato, non si trattava di un documento solenne, categoria in cui potevano rientrare, ad esempio, i diplomi o la concessione di un privilegio. Questo è il motivo che spinse all’utilizzazione della carta al posto della più pregiata pergamena. Introdotta nel mondo occidentale dagli arabi, la carta divenne norma in Sicilia con la cancelleria normanna, che la utilizzava in particolare per gli atti di natura transitoria, i cosiddetti mandati, categoria in cui rientra il documento di Adelasia.

Se il materiale non era nobile, il documento acquisì comunque una straordinaria importanza, trattandosi in effetti del documento cartaceo più antico sinora rinvenuto all’interno del continente europeo. Un primato rimarcato del resto da Vincenzo Fardella de Quernfort: “Acclarato, infatti, che negli archivi pubblici non esistono documenti cartacei anteriori a questa data e che in Italia le prime forniture di “carta bambagina” di fabbricazione fabrianese sono documentate da atti notarili del 1264, conservati nell’Archivio Storico di Matelica, si passò all’analisi microscopica dell’impasto fibroso, che risultò composto da cellulosa di lino, in fibre poco raffinate, avendo così la conferma che il documento siciliano era stato scritto su carta di sicura provenienza araba. E’ noto, infatti, che nel mondo musulmano esistevano delle cartiere già nel secolo VIII d. C. e che gli arabi furono i primi esportatori della carta nei paesi dell’occidente”.

A proposito di Adelasia

Costanza d'Altavilla

Costanza d’Altavilla

Chi era Adelasia? Nata nel 1073 a Savona, figlia del marchese Manfredi, all’età di sedici anni sposò Ruggero d’Altavilla, da cui ebbe due figli, Simone, nato nel 1092, e Ruggero, tre anni più tardi. Il secondo morì nel 1101, lasciandole un compito molto gravoso. Vedova del conte Ruggero, governava infatti in nome dei figli il territorio di San Marco in Val Demone. Ovvero le terre che il conte aveva stabilito come patrimonio personale della consorte con lo scopo di provvedere alle spese tipiche dal suo rango.
Se ad ogni successiva sovrana dell’Isola, la dote in questione mutava, iniziò a stabilizzarsi in epoca aragonese per essere infine formata dai territori di Siracusa, Mineo, Vizzini, S. Filippo d’Argirò, Lentini e Carlentini, la cui amministrazione fu affidata al Protonotaro della Camera Reginale.

L’intervento di restauro sul Mandato di Adelasia

Il Mandato di Adelasia è quindi una testimonianza importantissima e come tale sottoposto a grandi attenzioni. In particolare, nel 1996 è stato sottoposto a un delicato intervento di restauro presso il Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato, a Roma. Un intervento derivante dai danni arrecati da un poco riuscito tentativo di conservazione, risalente con ogni probabilità al secolo XVI, quando si era pensato bene di cucirlo su un foglio di pergamena con l’intento di farvelo aderire. Gli strappi, i rigonfiamenti e l’attacco delle tarme ad esso conseguenti, le variazioni termoigrometriche e la colla utilizzata avevano infatti deteriorato in maniera evidente il documento, per fortuna restituito alle sue condizioni originarie, o quasi, dal restauro in questione.

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