Arte e Cultura in Sicilia

In Sicilia un quarto del patrimonio culturale italiano, che pochi turisti conoscono

Teatro Tindari

In Sicilia sono presenti ben 111 siti culturali, ovvero il 26,4% di tutti quelli italiani. Un dato tale da indurre a pensare che l’isola goda di grandi entrate da questi straordinari luoghi. Purtroppo non è assolutamente così: riesce infatti ad attrarre appena il 9,2% dei visitatori italiani e ad incassare il 10,6% degli introiti totali del Belpaese.

Per capire meglio i contorni di questo autentico disastro, occorre a questo punto snocciolare altri numeri. Partendo dai 13 milioni e mezzo di euro che i siti culturali siciliani hanno incassato nel 2012, frutto di 3,7 milioni di visite. Basti pensare che la sola Pompei ha regalato alla Campania introiti pari a 17 milioni di euro con solo due milioni e mezzo di visite.

A spiegare il paradosso è il fatto che in Sicilia non solo le visite ai beni culturali sono relativamente poche, ma il costo medio del biglietto risulta anche tra i più economici praticati a livello nazionale. Una vera e propria svendita di un patrimonio che potrebbe consentire all’isola di calamitare visitatori da ogni parte del globo, diventando una fonte di reddito non indifferente. A quanto sembra, però, i politici siciliani non sono intenzionati a sfruttarlo. Almeno per ora.

Teatri greci in Sicilia

Teatro Antico di Taormina – Freepik

La relazione di Federculture

Nel 2019 la nuova amministrazione di Palermo, guidata da Leoluca Orlando, ha candidato il capoluogo regionale a Capitale europea della cultura. Un vero e proprio controsenso, alla luce della relazione di Federculture, l’associazione nazionale delle aziende operanti nel campo delle attività culturali, in cui si affrontava il tema della fruibilità dei beni culturali isolani. Una relazione tale da non lasciare alcun dubbio su una gestione al limite del vero e proprio disastro.

Secondo Federculture, infatti la spesa familiare media destinata dalla Sicilia alla cultura si attesterebbe al 5,8% di quella complessiva. Un dato molto distante da quello del Piemonte, la regione italiana i cui abitanti spendono di più nello stesso ambito, ovvero l’8,8%.

Un atteggiamento che sembra del resto lo stesso degli amministratori siciliani, se solo si pensa come nel corso del 2011 il Comune di Palermo, lo stesso che si candiderà otto anni dopo per il ruolo di Capitale europea della cultura, riservasse al settore 20 euro di investimento per ogni abitante. La media più bassa d’Italia.

Teatro antico di Catania

Teatro greco di Catania – Freepik

La mancanza di una politica di valorizzazione si sente

Esiste poi un altro problema di non poco conto: i siti siciliani godono di scarsissima pubblicità. Anche in questo caso basta un dato nudo e crudo, quello relativo alle sole 141 persone che nel 2012 hanno effettuato una visita all’area archeologica di Santa Venera, ad Aci Catena, grazie alle quali è stato possibile introitare la clamorosa cifra di 173 euro. Poco più delle 252 che nel corso dello stesso periodo hanno visitato il museo archeologico di Marianopoli, dando vita ad un incasso irrisorio, pari a 352 euro.

Quando si tratta di parcheggiare persone e dare vita ad una politica clientelare, però, le amministrazioni non lesinano i propri sforzi. Basti pensare in tal senso all’utilizzo di 20 custodi presso il museo archeologico di Centuripe, ove sono stati staccati, sempre nel 2012, appena 398 biglietti. Un anno nel quale, peraltro, i beni architettonici siciliani hanno lamentato un calo pari a ben un milione di visitatori, corrispondente ad un 9,2% che entra in clamoroso conflitto con i biglietti omaggio, aumentati a loro volta nell’ordine del 4%. Ovvero un milione e 795mila biglietti praticamente regalati, che vanno a rappresentare l’unica voce positiva del rapporto di Federculture.

Teatro Segesta

Teatro di Segesta – Wikipedia

I parchi archeologici affidati a tutti, tranne agli archeologi

Un trend che sembra il risultato pratico della mancanza di una politica tesa alla valorizzazione di un patrimonio culturale straordinario. Testimoniata da un altro dato che ha del grottesco: su 14 parchi archeologici presenti nell’isola, solo quattro sono affidati ad archeologi. Nove sono infatti diretti da architetti e uno da un’agronoma. Una situazione che i responsabili istituzionali giudicano normale, affermando che in fondo a contare sono le competenze di tipo manageriale-gestionale. I cui risultati abbiamo già elencato. Insomma, ancora una volta la Sicilia si dimostra una terra dal grande potenziale, non adeguatamente sfruttato.

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