Storie dalla Sicilia

Zibibbo o Moscato di Pantelleria: storia, caratteristiche e come servire questo vino liquoroso siciliano

Zibibbo o Moscato di Pantelleria

Zibibbo è il nome che caratterizza il vitigno a bacca bianca che consente di ricavarne un vino dolce o secco, tipico dell’isola di Pantelleria. Per capirne meglio la qualità, occorre ricordare che, a partire dal 26 novembre 2014, la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello è stata gratificata dall’inserimento nel patrimonio dell’umanità Unesco.

Oltre all’isola siciliana, lo zibibbo è coltivato anche in alcune zone della Calabria. A spiegare questa rarità di coltivazioni dedicate allo zibibbo è in particolare il fatto che pochi terreni si rivelano adatti in tal senso. Una difficoltà che sta rendendo questo vino una specialità molto rara.

Lo Zibibbo di Pantelleria DOC

Pantelleria non è nota soltanto per il prelibato cappero. Anzi, l’isola posizionata al largo della costa di trapani vanta un’altra eccellenza, quella rappresentata dal settore vinicolo. In cui è possibile individuare una vera e propria eccellenza, lo zibibbo di Pantelleria (o Moscato di Pantelleria), ormai dagli anni ’70 del passato secolo caratterizzato dalla Denominazione di origine controllata (DOC). Andiamo quindi a conoscerlo più da vicino per capirne le peculiarità.

Zibibbo o Moscato di Pantelleria: cos’è?

Lo zibibbo è una qualità d’uva caratterizzata da grossi acini tondeggianti di color verde-giallastro, dotati di una buccia consistente e spessa. In pratica, si tratta di una varietà del Moscato d’Alessandria, simile ad altre varietà di Moscato coltivate nel bacino del Mediterraneo, in particolar modo nella Spagna meridionale. Proprio in questa parte della penisola iberica sono coltivati vitigni noti il Moscatel de Malaga, il Moscatel de Jerez, il Muscat Gordo Blanco ed il Salamanna.

Grappolo d'uva Zibibbo o Moscato d'Alessandria

Grappolo d’uva Zibibbo o Moscato d’Alessandria

Da questa varietà d’uva deriva lo zibibbo, un vino dolce di qualità pregiata, il cui nome deriva dalla parola araba “zibib”, che significa uva passita, uvetta. Si tratta di una varietà d’uva introdotta dagli arabi nell’isola di Pantelleria, dove nel corso del tempo ha assunto un ruolo dominante, se solo si pensa che, oggi, i vigneti in cui si coltiva lo zibibbo rappresentano il 95% di quelli totali posizionati all’interno del territorio isolano, con il resto suddiviso tra Moscato e Passito.

Lo zibibbo è un vino distinto da un colore giallo paglierino tendente al dorato e caratterizzato da un profumo inconfondibile. Ben strutturato e persistente, risulta allo stesso tempo dolce e morbido sul palato, evidenziando una nota salata inusuale, quella derivante proprio dal fatto di essere coltivato su un’isola remota. Il suo straordinario sapore presenta un particolare retrogusto di mandorla, mentre la sua gradazione alcolica minima è di 10°.

La sua estrema dolcezza lo rende ideale anche in qualità di vino da taglio per quelli che sono prodotti nell’Italia settentrionale, spesso poco aromatici e scarsamente zuccherini. Un utilizzo portato avanti soprattutto in Piemonte e in Veneto.

Come deve essere servito lo zibibbo di Pantelleria?

Lo zibibbo di Pantelleria, per essere degustato al meglio, deve essere servito a freddo, ovvero a temperature fra gli 8 e i 12 gradi. In tale veste si presta a svariati abbinamenti, esaltandosi in particolare con i crostacei, i ricci e piatti di pesce in genere. Oltre che con i formaggi, meglio ancora se provenienti dalla Sicilia, molto grassi e cremosi, e quelli a pasta dura.

L’abbinamento perfetto, però, è quello con i dolci della tradizionale pasticceria siciliana, ovvero la cassata, le paste di mandorla e i cannoli, con i gelati al pistacchio e i dessert secchi.

La storia del vitigno da cui si produce il Moscato di Pantelleria

Il vitigno da cui trae origine il vino è noto con il nome di Moscato di Alessandria. Un nome dovuto alla versione che lo vorrebbe proveniente da Alessandria d’Egitto. In alternativa viene indicato anche come Moscato di Pantelleria o Moscatellone. A portarlo in Sicilia furono comunque i Fenici prima e gli Arabi in seguito, potendo contare per la sua coltivazione sul clima mite della zona, cui il vitigno si adattò con grande facilità.

Attualmente, l’85% della produzione ha luogo a Pantelleria, dove ha trovato un ambiente ideale nei tipici terrazzamenti di origine araba. Se in passato l’uva era consumata alla stregua di frutta fresca oppure essiccata al sole in maniera da poterne contare nei mesi freddi sotto forma dì uva passa, oggi è quasi esclusivamente destinata al vino. Con risultati effettivamente di grande rilievo.

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